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Il quadretto in pasta vitrea
Tra le varie cose rinvenute nella domus del chirurgo di Rimini vi è un quadretto in pasta vitrea policroma, dai colori
tenui e raffinati, che riproduce un fondale marino nel quale nuotano tre piccoli pesci.
Sono rappresentati due pesci: una orata ed uno sgombro, ed un mammifero, un delfino. Essi sono disposti in prospettiva laterale nell’atto di nuotare in direzioni contrapposte. Del primo pesce sono raffigurate in modo realistico le squame, mentre degli altri due si ha una rappresentazione a fasce longitudinali.
Tutti i pesci che sono raffigurati a bocca semiaperta mostrano una dentatura seghettata, l’occhio è colorato, la pupilla nera o verde, è chiarita di bianco e giallo e bordata di anelli chiari.
Poiché il quadro è stato ritrovato sul pavimento del triclinium della casa si presume che fosse appeso ad una parete, ad arredo della stanza; a seguito della distruzione violenta della domus in un incendio, il pannello è caduto a terra rompendosi in
decine di frammenti, molti dei quali fortunatamente sono stati recuperati ed hanno consentito la ricostruzione quasi integrale del pregiato oggetto.
La tecnica di realizzazione del quadretto
Il pannello era stato realizzato mediante l’utilizzo di tre tecniche: quella del mosaico, quella dell’intarsio e quella dell’opus sectile. In particolare si può dire che il disco centrale, di colore azzurro, consisteva in un'unica lastra nella quale erano
stati fatti degli intarsi per poter inserire i pesci, realizzati con la tecnica della fusione e saldatura a mosaico.
Il medaglione centrale era originariamente incorniciato da una fascia circolare di vetro a mosaico con fondo verde, con a sua
volta una bordatura formata da lastrine poligonali a mosaico di colore viola con inserti di colore verdi, bianchi e gialli. Il tutto era inserito su un supporto ligneo di cui si possono rilevare solo poche tracce carbonizzate.
Il pesce rappresentato nel quadro è stato per le popolazioni originarie de Mediterraneo una fonte fondamentale di sostentamento e ha finito con l’assumere una valenza simbolica che andava ben oltre il semplice aspetto alimentare. Ha assunto così un significato iconografico e simbolico ed è divenuto oggetto di mosaici, pavimenti, affreschi e vasi. Presso i greci il pesce era considerato sacro ad Afrodite, quale simbolo di fecondità invece era legato a Poseidone dio del mare. La stessa valenza aveva presso i Romani solo che i loro dei erano Venere e Nettuno.
Si ritiene che il quadro della domus di Rimini non abbia un valore simbolico ma semplicemente richiami il vicino ambiente marino, infatti sono rappresentati tre tipici pesci del Mar Mediterraneo e in particolare il delfino, un mammifero amato e rispettato dai pescatori. Da sempre i delfini indicano le rotte sicure e spingono i pesci verso le reti.
Quadretti simili a quello della domus di Rimini sono il quadretto di Corinto e il mosaico di Zliten in Libia.
Il pannello rinvenuto a Corinto, databile alla prima metà del III secolo d.C., poggia su una struttura in legno ed è più grande di quello rinvenuto a Rimini. I pesci, che sono rivolti alternativamente a sinistra e a destra, sono inseriti all’interno di una
cornice circolare inserita a sua volta dentro una stella a otto punte. Il secondo si presenta come una scacchiera costituita da diversi riquadri, all’interno dei quali vi sono tre o più pesci. In particolare i soggetti di ogni riquadro sono inseriti in un pannello circolare che fa da cornice.
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